Nello Studio odontoiatrico Palminteri vengono applicati precisi protocolli operativi di Disinfezione e Sterilizzazione di tutto quello strumentario diagnostico e chirurgico che non rientra nella categoria del monouso.
La sterilizzazione di tutto lo strumentario, una volta sigillato  in idonee buste di sterilizzazione, avviene per mezzo di  
Classe B Anthos CLAVIA a 134°
con emissione di certificazione del ciclo di sterilizzazione.

sterilizzazione
Il materiale monouso viene ovviamente sostituito ad ogni singolo paziente e avviato negli appositi raccoglitori per Rifiuti Sanitari Pericolosi.
I locali della struttura vengono quotidianamente sanificati ed igienizzati con appositi prodotti certificati dal Ministero della Salute quali idonei.

 

 

Il protocollo applicato prevede:

1) Immersione per un tempo minimo di  20 minuti di tutto lo strumentario utilizzato in soluzione disinfettante battericida, virucida e fungicida ( in accordo alle Direttive in materia impartite dal Ministero della Sanità e dell’OMS);

2) Detersione dello strumentario in vasca ad ultrasuoni;

3) Sterilizzazione dello strumentario in Sterilizzatrice a palline di quarzo (qualora idoneo a tale trattamento) oppure sterilizzazione chimica a freddo;

4) Sterilizzazione di tutto lo strumentario, appositamente sigillato in idonee buste di sterilizzazione, per mezzo di Autoclave Classe B Anthos CLAVIA ( o modello similare avente i medesimi requisiti) a 134° per 17 minuti ( o ciclo  idoneo al tipo di strumentario posto in sterilizzazione) con emissione di certificazione del ciclo di sterilizzazione;

5) Tutto lo strumentario viene successivamente stoccato in ambienti idonei e comunque nuovamente trattato qualora trascorrano più di 15 gg dalla data della sterilizzazione; tutto lo strumentario che antecedentemente a questa scadenza presenza alterazioni nel confezionamento viene prontamente avviato ad un nuovo ciclo di sterilizzazione;

6) Il Riunito Odontoiatrico e tutte le sue pertinenze (generalmente indicato come poltrona) vengono  sottoposte a disinfezione con apposite formulazioni chimiche spray con azione battericida, virucida e fungicida, al termine del trattamento di ogni singolo paziente;

7) Tutto il materiale monouso viene ovviamente sostituito ad ogni singolo paziente e avviato negli appositi raccoglitori per Rifiuti Sanitari Pericolosi;

8 ) Per i pazienti riconducibili alla categoria dei soggetti a rischio si provvede alla personalizzazione dello strumentario diagnostico e chirurgico;

10) Tutti i locali della struttura vengono quotidianamente sanificati ed igienizzati con appositi prodotti certificati dal Ministero della Salute quali idonei.

 NORMATIVA EUROPEA

Il progetto normativo europeo suddivide i materiali da sterilizzare in base alla difficoltà d’esposizione delle loro superfici al vapore saturo. Sono previste le seguenti categorie di carichi:

  • materiali solidi senza spazi cavi (per es. gli strumenti a manico pieno);
  • – materiali cavi tipo A, con spazi cavi profondi stretti (es.:cannule, manipoli, turbine);
  • – materiali cavi tipo B, con spazi cavi poco profondi e larghi(es.: provette, recipienti);
  • – materiali porosi, ovvero carichi complessi che trattengono aria prima del ciclo e umidi al termine dello stesso(es.: camici, teli). La differenza tra le categorie di materiali dipende dalla difficoltà di esposizione al vapore di ogni superficie, derivante dalla permanenza di aria sull’oggetto e dalla diversa capacità del materiale di trattenere umidità a fine ciclo. Per esempio, mentre nei solidi non confezionati il vapore permea tutti i punti e l’umidità viene eliminata senza difficoltà, nei corpi cavi, o in quelli porosi, il vapore deve penetrare nelle cavità profonde e strette o nelle trame dei tessuti. In questo caso è necessario un sistema di estrazione dell’aria dalla camera in grado di superare l’Helix Test.

Il concetto di sterilizzazione prevede l’inattivazione o la rimozione della quasi totalità dei microrganismi viventi. Secondo la norma Uni 8677 parte I del luglio 1984, la sterilità è la condizione di assenza di microrganismi viventi, patogeni e non patogeni, in fase vegetativa o di spora

Da un punto di vista statistico e microbiologico, esiste comunque sempre la possibilità che alcuni microrganismi possano sopravvivere a qualunque procedura di sterilizzazione. La sterilità, quindi, è più verosimilmente definibile come la condizione in cui la sopravvivenza di un microrganismo è altamente improbabile. La Commissione della Farmacopea Europea definisce sterile un prodotto in cui sia presente un livello teorico non superiore a 1 microrganismo in 106 unità sterilizzate.

LA FORZA DEL CALORE

Il calore è sicuramente il mezzo più semplice ed efficace per sterilizzare. La durata del riscaldamento, necessaria per ottener la sterilizzazione, è molto importante ed è tanto più lunga quanto più bassa è la temperatura che si usa.

Le forme più resistenti al calore sono le spore ed è quindi in base alla loro resistenza che sono state determinate le condizioni della sterilizzazione termica. Per raggiungere la condizione di sterilità è possibile fare ricorso al calore secco o al calore umido. Germi e spore risultano più resistenti al calore secco che a quello umido. Il calore secco, infatti, porta a un indurimento degli strati esterni della cellula che alla fine risulta più protetta alla penetrazione del calore e alla conseguente inattivazione. Rispetto al calore umido, quindi, il trattamento con calore secco deve essere necessariamente più prolungato e con una temperatura più elevata. Per sterilizzare, infatti, il calore secco deve agire a 150-180°C, per un tempo che va da 180 a 120 minuti a seconda della temperatura raggiunta. Date le elevate temperature, il calore secco viene utilizzato per materiali resistenti come vetro e metalli.

Il calore umido permette di inattivare i microrganismi con temperature e tempi notevolmente inferiori rispetto a quelli del calore secco. L’ambiente umido, infatti, aumenta la diffusione e la penetrazione del calore nella cellula.

TRE CLASSI DI AUTOCLAVI

La sterilizzazione di tipo fisico in ambito odontoiatrico si avvale solitamente dell’autoclave a vapore saturo sotto pressione.

Il procedimento prevede la rimozione dell’aria contenuta all’interno della camera dell’autoclave, seguita dall’immissione di vapore d’acqua saturo sotto pressione a una determinata temperatura, per un periodo di tempo sufficiente a garantire la distruzione dei microrganismi presenti sul materiale da sterilizzare. I tempi variano in funzione della temperatura, della pressione e dal fatto che il materiale da sterilizzare sia imbustato oppure no. L’efficacia del procedimento si basa sulla possibilità di raggiungere con il vapore saturo tutti i microrganismi presenti in ogni punto di qualunque oggetto posto all’interno della camera di sterilizzazione, in misura omogenea e nelle medesime condizioni.

Allo scopo di definire i parametri corretti della sterilizzazione, la Commissione Tecnica Europea CEN TC WG 5 ha costituito un gruppo di lavoro composto da membri dei principali enti normatori appartenenti ai paesi membri della Comunità, da esperti in microbiologia e sterilizzazione e da tecnici dei principali produttori di autoclavi a vapore. Sono così state individuate le norme preliminari (prEN 13060-1-2-3-4) sulle piccole autoclavi a vapore. Le prEN 13060 prevedono tre classi di autoclavi (B, S, N) in relazione alla capacità di sterilizzare i diversi tipi di carico. Ciascuna classe deve garantire cicli che permettano di raggiungere la sterilizzazione, conservarla nel tempo e convalidarla con facilità. Le tre classi di autoclavi si differenziano tra loro sia per la capacità di gestire le principali fasi del ciclo con modalità diverse in termini di accuratezza e potenza, sia per la possibilità di ottenere la sterilizzazione dei diversi tipi di materiali. Le fasi del ciclo, comunque, devono prevedere una fase di vuoto iniziale (termodinamico o sotto vuoto più o meno profondo); il controllo dei parametri termodinamici; una fase di asciugatura, termica o sotto vuoto più o meno potente. Inoltre, per definire l’appartenenza dell’autoclave a una determinata classe, l’apparecchio deve superare determinati test sia in fase di prototipo (Type Test) sia di produzione (Work Test).

LA CLASSE B

Le autoclavi di classe B (“Big small sterilizers”: piccoli grandi sterilizzatori) permettono la sterilizzazione di qualunque tipo di carico: solidi, corpi cavi tipo A e B, porosi, confezionati e non.

Questo tipo di autoclave deve soddisfare parametri particolarmente elevati, come il vuoto iniziale molto efficace (vuoto frazionato); il controllo assolutamente accurato dei parametri termodinamici e una fase di asciugatura ai massimi livelli. Per quanto riguarda i test sul prototipo e sulla produzione, la classe B deve superare la prova di distribuzione della temperatura nella camera di sterilizzazione; la prova di penetrazione del vapore nei carichi solidi e porosi mediante apposite sonde; l’Helix Test, ovvero prova di penetrazione del vapore entro carichi cavi estremi; la prova di asciugatura dei carichi solidi e di quelli porosi; i test microbiologici per i carichi solidi, corpi cavi e carichi porosi.

LA CLASSE N

Le autoclavi di classe N (“Naked solid products”: sterilizzatori per prodotti solidi non confezionati) sono in grado di sterilizzare solo i materiali più semplici, come i solidi non confezionati.

Per queste autoclavi, l’estrazione dell’aria iniziale è meno efficace (vuoto termodinamico); il controllo dei parametri termodinamici prevede valori meno ristretti e la fase di asciugatura risulta leggera. Le autoclavi di classe N devono superare i test previsti per tale categoria sia sui prototipi sia sulla produzione.

Dal momento che non permettono di sterilizzare corpi cavi, carichi porosi o tessili e prodotti confezionati, le autoclavi di classe N difficilmente trovano indicazione in ambito odontoiatrico.

LA CLASSE S

In posizione intermedia tra la B e la N, si trova la classe S (“Specified by the manufacturer”: autoclavi con prestazioni precisate dal costruttore).

 Dato che le prestazioni di un’autoclave appartenente a questa classe possono essere molto diverse rispetto a quelle di un’altra, è fondamentale la dichiarazione del produttore per quanto riguarda i tipi di materiale che è possibile sterilizzare con tale autoclave, nonché la dimostrazione delle caratteristiche possedute dall’apparecchio mediante i test eseguiti sia sui prototipi sia sulla produzione.